L’ultima confessione

24 dicembre 2006 Ricordi Nessun commento
Natale

Già che ci siamo, vi confesso che l’ultima volta che mi sono confessato avevo la veneranda età di sedici anni. Seguì, quella stessa notte, l’eucarestia. L’ultima, anch’essa. Era la messa di Natale. La Chiesa profumava di incenso e di cose vecchie. E di naftalina di vesti antiche come le vecchiette inginocchiate ai primi scranni che intonavano stanche litanie biascicando suoni impuri come l’alito tra dentiere incerte e traballanti.

Mi avviai alla sagrestia seguendo il percorso delle tavole della via crucis. Tra madonne e volti santi e baldacchini. La fila per il confessionale iniziava davanti al dipinto di Santa Rita, guaritrice di un ascesso alla gola. Fuori faceva freddo. Prima di me, un pensoso signore ricurvo e incravattato. Dopo di me, donne borbottanti per l’attesa che sembravano pregare. E venne il mio turno. A passi felpati mi avvicinai all’inginocchiatoio per assumere la posizione del penitente. Il prete mi accolse con un bisbiglio incomprensibile che ricambiai con un movimento appena accennato della mandibola. Seguì il segno della croce. Pensai alla ritualità dei convenevoli ed alla sintonia del gesto. Mi sorpresi ad osservare il grosso crocifisso penzolante al collo del mio grasso e anziano confessore. Un’istituzione per la parrocchia. Fissando un punto nel buio, confessai la mia prolungata assenza dalle cose di chiesa. Mi proclamai colpevole in quanto impegnato in estenuanti studi classici. Quel prete stanco volle allora mettermi alla prova. E fu così che mi chiese l’aoristo del verbo greco “fero“. Gli risposi: ”enegka“.  E lui: “Ego te absolvo in nomine patris et filii et spiritus sancti”. Amen.

Ho visto cose

grattacieli

Ho visto…

Ho visto le luci della città brillare dall’alto come lucciole impazzite.

E tassisti di colore condurre silenziosi ed invisibili le loro macchine gialle nella notte.

E la piccola notte stellata di Van Gogh illuminare il MoMA accanto ai dipinti di Chagall e di Gaugain. E Picasso al Guggenheim prendersi beffa dei grandi pittori del ‘600.

E ho visto vibrare le corde di Harlem nei cori Gospel di una chiesa battista e donne di colore vestite di bianco che gridavano “AMEN”.

Ho visto il tramonto al Central Park ed un albero in fiore che sembrava primavera. E scoiattoli che accorrevano al passaggio.

Ho visto un grattacielo sovrastare la cattedrale di San Patrizio e uomini e donne rincorrere il tempo come i dannati la propria anima.

E ho visto bambini in fila a bocca aperta davanti alle vetrine di Macy’s.

E lingue incrociarsi per le vie di Manhattan come in un groviglio onirico di razze e di suoni.

E volti di persone ed angoli di strada come in un film.

Foto by AlterEgo

La vetrina dei viaggi

Zagreb

Trg bana Jelačića, Zagreb

Passeggio per il centro, attraversando la piazza principale della città, intitolata al bano Josip Jelačić di Bužim. Vedo la sua statua in lontananza puntare la spada verso Sud. Piove e un vento leggero spira da Nord Est. Le direzioni hanno ovunque una loro importanza. Si avvicendano silenziosi i tram sui binari e ombrelli in file ordinate appaiono e scompaiono alla vista. I vecchi simboli della città sono sovrastati da moderni tabelloni pubblicitari. Imbocco la stradina …

Porto

Porto

Quando il Ponte Dom Luis I mi è apparso davanti, simile ad una torre adagiata su un fianco, lì in basso, tra la Ribeira e Vila Nova de Gaia, la città di Porto aveva già messo il vestito da sera

Portogallo road

coordinate_geografiche

L’idea era quella di scoprire Porto, avendo conosciuto e amato Lisboa. Ne è venuto fuori un percorso con variante.

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