Alla ricerca del tempo perduto
Per molto tempo sono andato a dormire presto, la sera. A volte, appena spenta la candela, i miei occhi si chiudevano così in fretta che non avevo nemmeno il tempo di dirmi: «mi addormento» e, mezz’ora dopo, il pensiero che era tempo di cercare il sonno mi svegliava: volevo posare il libro che credevo di avere tra le mani, soffiare sul lume; non avevo smesso dormendo di riandare con il pensiero a ciò che avevo letto, ma quelle riflessioni avevano preso una piega un po’ particolare: mi sembrava di essere io stesso l’oggetto di cui il libro parlava: una chiesa, un quartetto, la rivalità tra Francesco I e Carlo V. Questa certezza sopravviveva per qualche secondo al mio risveglio; non contrastava con la mia ragione, ma pesava come squama sui miei occhi e gli impediva di accorgersi che la candela non era più accesa.















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