Oneri conglobati
E io che pensavo fossero mazzette…
Neanche a tirare in ballo il caldo eccessivo della stagione, ché mi pare che il clima di questi giorni sia piuttosto autunnale. Come interpretare, allora, questa mia irrefrenabile voglia di sostituirmi per un istante al capo dello Stato e, esercitando in sua vece le prerogative proprie del Presidente, indirizzare a Bossi e alla sua allegra corte di padani scoreggianti un rumoroso peto di rimando?
L’aspetto che maggiormente colpisce, per la sua carica grottesca, di questi momenti di fine impero, è che le ragioni della disfatta non riescono a leggersi del tutto o spiegarsi affatto secondo i canoni ideologici e i paradigmi di pensiero berlusconiani. Esse restano, per così dire, indifferenti allo stesso modo di concepire la politica secondo lo schema arcaico della lotta anticomunista che l’imprenditore B. aveva trasformato in una moderna e personalissima battaglia di libertà. I suoi avversari di oggi non sono gli sconfitti di ieri e neppure i vincitori di domani: sono qualcosa di nuovo, imprevedibile e diverso che sarebbe riduttivo risolvere nella retorica dell’antipolitica senza coglierne i fermenti, le trasversalità, le autenticità. Ma tutto questo Alice Berlusconi non lo sa.
Sono appena tornato dal seggio. Ho risposto ai quattro quesiti. Non voglio dire di avere adempiuto il mio dovere civico, giacché questa retorica del bravo cittadino io proprio non la condivido, quando è applicata all’istituto referendario. Mi auguro però che stavolta il quorum venga raggiunto e che vi sia un plebiscito di SI.
… che poi un politico, un uomo di Stato vada e dica di non andare a votare, dovrebbe essere perseguibile penalmente, perché puoi dire di andare a votare sì o no, parlo di un referendum, puoi dire di votare sì o no, ma di non andare a votare è un reato che si fa e adesso con i legali ci stiamo accordando a vedere se Formigoni, questa gentaglia che dice di non andare a votare, Bossi, sono perseguibili penalmente…
Ecco, naturalmente ognuno è libero di esprimere la propria opinione ed anche di rivolgere critiche, aspre e sprezzanti quanto si vuole, a chi la pensi diversamente. Non si dispiacerà, dunque, Beppe Grillo, se gli diciamo che, sparando una cazzata come questa, rischia di fare la figura del coglione.
Eppure, a modo suo, Berlusconi ce l’aveva messa tutta per attrarre dalla sua parte, dalla parte del suo candidato partenopeo, il consenso di quella fetta di popolazione teoricamente più sensibile al tema del giustizialismo, della sinistra forcaiola, agitando lo spauracchio delle manette sulla città. Quale deduzione logica, oltre che politica, dobbiamo ricavarne, ora che è chiaro che la stragrande maggioranza degli elettori napoletani ha ritenuto quel tema non rilevante?
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