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La trepidante attesa

5 gennaio 2012 Ricordi 2 commenti
carosello

Il vento, forse di libeccio, ma a quel tempo non ero in grado di assegnargli un nome, faceva vibrare i vetri delle vetuste finestre della camera più grande, ululando tra i rami degli alberi di arancio. La mia cena aveva il sapore del latte bianco e del pane caldo appena sfornato. Ho un ricordo vivo di quel fuoco che ancora ardeva sotto la cenere, al centro della stanza, del vecchio carosello in bianco e nero, del ticchettio dell’orologio alla parete. E della ingenua e trepidante attesa.

On the beach

ombrellone

Spiaggia libera. Ore 11:00.

Il timido Giovanni, agente di commercio, per gli amici Giuann’, aveva appena finito di sistemare il suo asciugamano. Con lui, l’ossuto e longilineo Giuseppe, ingegnere edile, per gli amici Peppe, amico d’infanzia.

Cellulari spenti. Una cremina protettiva. Le ultime del Corriere. Qualche ora di meritato riposo. Ma la tragedia incombeva sulle loro teste.

La robusta Filomena Cacace, casalinga napoletana e madre di 5 figli in età scolare, moglie di Gennariello Esposito, disoccupato organizzato, avanzava con passo lento sull’arenile alla ricerca di un posto ove sistemarsi con l’allegro codazzo familiare. Come una minacciosa cometa, la sua sagoma oscurò d’un tratto il sole sui corpi distesi ed ignari di Giuann’ e Peppe.

Filomena: “Gennà, kà va buon’, fa’ o’ buc’ po ‘mbrellon’!” (“Gennaro, qui potrebbe andare bene, procedi pure con l’installazione dell’ombrellone, previa esecuzione del necessario scavo nella sabbia”, t.d.r.).

Gennariello: “Passam’ a mazz’, e fa sta’ zitt’ e’ creatur’ ca si no ‘e spacc a cap’ a una a una!”  (“potresti porgermi il palo dell’ombrellone e gentilmente adoperarti affinché i bambini smettano di arrecarmi disturbo, altrimenti sarò costretto ad intervenire personalmente con maniere brusche nei confronti di ciascuno”, t.d.r.).

L’ombra del gigantesco e tentacolare parasole si estese nel raggio di duecento metri, così parve a Peppe, ingegnere edile, avvezzo ai calcoli.

Cinque teli da mare disposti in fila occuparono sulla spiaggia libera una superficie utile di 50 mq., almeno così parve a Giuann’, non avvezzo ai calcoli, ponendosi a ridosso dei due e sconfinando pericolosamente in più punti.

I premurosi genitori, muniti di sedie pieghevoli, si collocarono sotto le ampie braccia protettrici del mega ombrellone, da lì impartendo direttive ed istruzioni alla vivace prole. Oltre a mantenere i contatti via telefono con la parentela tutta rimasta in città.

Ore 12:00. Il pranzo è servito in capienti contenitori di plastica: pennette alla sorrentina, frittatina e frutta di stagione.

Filomena: “agliuù, i chi v’è mmuort’, avit’ sentut’ a patev’, ciuncatev’ nu poc’ perché si no ve schiatt’ ncuorp, facc’ chiov’ sang’ a ciel’” (“bambini, oh anime beate dei vostri avi, avete udito vostro padre? Fate i bravi perché in caso contrario sarò costretta anch’io ad intervenire duramente con conseguenze per voi deleterie”, letteralmente, faccio piovere sangue dal cielo, t.d.r.).

Ore 12:30. Dal cielo, improvvisamente plumbeo, gocce di pioggia. Dapprima lievi, timide. Poi, più insistenti.

Gennariello: “Filumé, pigli’ a rrobb’, ce ne iamm’ sott’ o’ barr!” (“Filomena, cara, raccogli le cose, ce ne andiamo al bar”, t.d.r.)

Dio esiste.

AlterEgo

Solchi

2 giugno 2011 Ricordi 1 commento
terreno arido

La osservavo, straniero in quella casa che un tempo mi era familiare. Percorrevo uno dopo l’altro i solchi leggeri scolpiti dalle rughe su quel volto appena sfiorato dal tempo, mentre pronunciava parole tristi di commiato. D’un tratto quei solchi si fecero strade polverose di campagna. E nei suoi occhi non vidi più il mare.

Frammenti di vita (slalom tra le merde)

6 maggio 2011 Ricordi 2 commenti
marciapiede

La donna di rosso vestita, simile all’aurora, mi si avvicinò con un sorriso appena accennato e gli occhi ricurvi su se stessi, come a specchiarsi l’anima: senso del pudore o strabismo di Venere? Tutt’intorno, il solito ammasso scomposto di indifferenza. Percorremmo viali senz’alberi e marciapiedi di fortuna, riflessi come fantasmi nelle vetrine buie dei negozi del centro. Nel rigurgito primitivo, temperato dal gesto riflesso della mano sulla bocca, colsi la somma espressione di uno stomaco appesantito dagli eccessi. Le luci della notte tradivano l’essenza vuota di una città appesantita dai difetti. Slalom tra le merde, quando le luci della notte non ci tradivano.

 

Una musica in testa

12 febbraio 2011 Ricordi 14 commenti
radio

Il ricordo di quelle notti è affiorato inatteso. L’odore di vinile intriso di fumo. La cenere di sigaretta. Lo scricchiolio in cuffia dello sgabello. Tutto intorno, il silenzio. Le luci riflesse sul vetro di fronte. La voce al microfono. La musica in testa.

L’antivigilia

23 dicembre 2010 Ricordi 12 commenti
crepuscolo

Alle cinque del mattino sull’isola era notte fonda. Il rumore dei miei passi riecheggiava nello stretto e lungo vicolo che conduce all’arenile. I rintocchi in lontananza delle campane della parrocchia di Portosalvo mi fecero d’istinto portare la mano al polso. Le lancette dell’orologio segnavano l’ora del campanile. Le pesanti scarpe da pioggia ora affondavano nella sabbia rendendo il mio incedere più lento e faticoso. Il vento di tramontana aveva smesso da qualche ora di sferzare i rigogliosi salici della collina di San Pietro, ma il freddo non sembrava intenzionato a concedere tregua. Due lacrime solcarono il mio volto gelido e teso. Proseguii come assorto nel pensiero di una annunciata rivelazione. Di lì a poco, i bagliori del crepuscolo mattutino avrebbero rischiarato all’orizzonte la terraferma.

La vetrina dei viaggi

Zagreb

Trg bana Jelačića, Zagreb

Passeggio per il centro, attraversando la piazza principale della città, intitolata al bano Josip Jelačić di Bužim. Vedo la sua statua in lontananza puntare la spada verso Sud. Piove e un vento leggero spira da Nord Est. Le direzioni hanno ovunque una loro importanza. Si avvicendano silenziosi i tram sui binari e ombrelli in file ordinate appaiono e scompaiono alla vista. I vecchi simboli della città sono sovrastati da moderni tabelloni pubblicitari. Imbocco la stradina …

Porto

Porto

Quando il Ponte Dom Luis I mi è apparso davanti, simile ad una torre adagiata su un fianco, lì in basso, tra la Ribeira e Vila Nova de Gaia, la città di Porto aveva già messo il vestito da sera

Portogallo road

coordinate_geografiche

L’idea era quella di scoprire Porto, avendo conosciuto e amato Lisboa. Ne è venuto fuori un percorso con variante.

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