Giorno di silenzio a Tangeri
E’ la storia di un uomo ingannato dal vento, dimenticato dal tempo e schernito dalla morte.
Il vento dell’Est, in una città dove si incontrano l’Atlantico e il Mediterraneo, una città fatta di colline che si inseguono, avvolta di leggende, enigma dolce e indecifrabile.
Il tempo comincia con il secolo, pressappoco. Forma un triangolo nello spazio familiare di quest’uomo che ben presto – aveva dodici o tredici anni – ha lasciato Fès per andare a lavorare nel Rif, a Nador e Melilla, per tornare poi a Fès durante la guerra e emigrare negli anni cinquanta con la sua piccola famiglia a Tangeri, città dello Stretto, dove regnano il vento, l’ignavia e l’ingratidudine.
La morte è un vascello guidato dalle mani di ragazze né belle né brutte che passano e ripassano in una casa cadente, sotto lo sguardo incredulo e diffidente di colui che, con un gesto deciso, respinge quest’immagine.










Tangeri, misteriosa ed enigmatica come un quadro di Magritte…
burlone che non sei altro…
Mi ricorda la storia di un mio antenato, un mio bis sentito raccontare prima da mio nonno e poi da mio padre, ma il vento veniva da ovest.
be’ dalle tue parti capisco che il vento dòmini parecchi racconti…
P.S.: non ci crederai, Gians, ma nel mio girovagare non vi ho mai messo piede!
Tienimi informato, qualora ti venisse lo schiribizzo.