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Giorno di silenzio a Tangeri

4 ottobre 2010 Incipit 5 commenti

E’ la storia di un uomo ingannato dal vento, dimenticato dal tempo e schernito dalla morte.

Il vento dell’Est, in una città dove si incontrano l’Atlantico e il Mediterraneo, una città fatta di colline che si inseguono, avvolta di leggende, enigma dolce e indecifrabile.

Il tempo comincia con il secolo, pressappoco. Forma un triangolo nello spazio familiare di quest’uomo che ben presto – aveva dodici o tredici anni – ha lasciato Fès per andare a lavorare nel Rif, a Nador e Melilla, per tornare poi a Fès durante la guerra e emigrare negli anni cinquanta con la sua piccola famiglia a Tangeri, città dello Stretto, dove regnano il vento, l’ignavia e l’ingratidudine.

La morte è un vascello guidato dalle mani di ragazze né belle né brutte che passano e ripassano in una casa cadente, sotto lo sguardo incredulo e diffidente di colui che, con un gesto deciso, respinge quest’immagine.

Al momento vi sono "5 commenti" a questo post:

  1. Torquato da Sezze scrive:

    Tangeri, misteriosa ed enigmatica come un quadro di Magritte…

  2. gians scrive:

    Mi ricorda la storia di un mio antenato, un mio bis sentito raccontare prima da mio nonno e poi da mio padre, ma il vento veniva da ovest.

  3. gians scrive:

    Tienimi informato, qualora ti venisse lo schiribizzo.

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