Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro …
Incipit di Piccoli equivoci senza importanza, raccolta di undici racconti, pubblicata da Antonio Tabucchi nel 1985.
Quando il Ponte Dom Luis I mi è apparso davanti, simile ad una torre adagiata su un fianco, lì in basso, tra la Ribeira e Vila Nova de Gaia, la città di Porto aveva già messo il vestito da sera
Ho un ricordo vivo di quel fuoco che ardeva sotto la cenere, al centro della stanza, del vecchio carosello in bianco e nero. E della ingenua e trepidante attesa.
Eppure, a modo suo, Berlusconi ce l’aveva messa tutta per attrarre dalla sua parte, dalla parte del suo candidato partenopeo, il consenso di quella fetta di popolazione teoricamente più sensibile al tema del giustizialismo, della sinistra forcaiola, agitando lo spauracchio delle manette sulla città. Quale deduzione logica, oltre che politica, dobbiamo ricavarne, ora che è chiaro che la stragrande maggioranza degli elettori napoletani ha ritenuto quel tema non rilevante?
Se non fosse per la tristezza che la condizione di questo pover’uomo sul viale del tramonto suscita, direi che le sue ultime uscite sono pietre miliari della comicità, punti fermi nella galassia dell’umorismo involontario. Il Presidente è ora uno sputo in caduta libera, una fastidiosa macchietta itinerante, capace di rendersi ridicolo in ogni angolo del pianeta. E ora che è chiara la sua deriva mentale e politica, anche gli alleati e i sudditi più devoti cominciano lentamente a smarcarsi abbandonando il capo alle sue ossessioni. Il popolo lo deride in pubblica piazza. Venerdì scorso, a Napoli, in quella del Plebiscito (ironia della sorte), non è bastata la retorica del bravo imbonitore a salvargli del tutto la faccia. Il Presidente è stato accolto da applausi, ma, soprattutto, da fischi e maleparole. Irriverente ed impietoso, ad un certo punto il suo popolo ha fatto persino partire il coro: chi non salta rossonero è. Resteranno le foto ricordo di questi drammatici momenti di fine impero, nano incompreso tra i grandi della terra o disperato istrione sul palcoscenico delle menzogne tra Lettieri e Gigi D’Alessio. Ma l’ultima foto non l’hanno ancora scattata. E allora forza, Presidente, si metta in posa, si faccia un po’ indietro, così, più a destra, un poco a sinistra. Indietro, indietro, indietro, ancora un po’, un altro passo. Ecco, così, perfetto.
Smarrisco in media ogni anno dieci ombrelli, grandi o piccoli, neri o colorati. Li apro, li adopero per la pioggia, poi, li lascio dove capita: nell’auto dell’amico, nel portaombrelli di un ufficio che non ricordo, all’ingresso di questo o quel negozio. Abbandonati al loro anonimo destino. Non compro mai ombrelli di valore, sto lontano da quelli griffati. E non importa se i miei si disarticolano impotenti alla prima raffica di vento. Sono senz’anima ed hanno una sorte già segnata: finire nel cimitero degli ombrelli dimenticati.

«Non credo che ci sia una persona con la testa sulle spalle che possa votare per il signor De Magistris. Uno che vota per il signor De Magistris vada a casa, si guardi nello specchio e dica: sono un uomo o una donna senza cervello» (S.B.)
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