Alle origini dei fuochi d’artificio
Ci deve essere una ragione recondita per la quale le popolazioni del nostro prodigo meridione d’Italia sono dedite con tanto assiduo impegno all’arte di far esplodere fuochi d’artificio.
Questo pensavo, ieri sul tardi, mentre invano tentavo di prendere sonno.
E mentre l’artistico eppur breve “finale” che udivo in lontananza cedeva il passo a ben più spericolate e ravvicinate evoluzioni pirotecniche, che da ogni dove parevano fare a gara nella notte, mi chiedevo se ciò non fosse dovuto all’esigenza inconscia di esorcizzare il male e la miseria, di sconfiggere con il fuoco le paure, di allontanare da sé le preoccupazioni quotidiane e la sventura.
Ma poi, nel parossistico crescendo delle spiegazioni, abbandonato l’intreccio psico-sociologico che si andava sviluppando, come un’eco interiore delle esplosioni circostanti, mi sono detto e convinto che l’unico vero motivo, lo scopo ultimo di cotanto generoso impegno, fosse quello più prosaico di rompermi i coglioni.















Commenti recenti