Non c’è luogo di questa città che non ricordi la presenza di Gaudì. Tracce del suo ingegno, straordinario ed imprevedibile, sbucano ovunque come d’incanto. Le ritrovi nei lampioni di Placa Reial come nelle forme sinuose e fantastiche dei suoi palazzi più celebri, da casa Batllò alla Pedrera, dal Parc Güell alla Sagrada Familia.
Quali pietre, metalli, vetri e ceramiche avrebbe ancora plasmato, modellato, animato, questo genio visionario e stravagante, “il primo tra i geni”, secondo Jean Mirò, se il destino non gli avesse riservato una fine inaspettata, incredibile e straordinaria come la sua vita.
Il 7 giugno 1926 Antoni Plàcid Guillem Gaudí i Cornet fu investito da un tram. I soccorritori non lo riconobbero. L’aspetto trasandato li convinse che si trattasse di un vagabondo. Venne trasportato al Santa Croce, l’ospedale dei poveri. Morì il 10 giugno. Ai suoi funerali c’era tutta Barcellona.
La Boqueria è forse il mercato più antico d’Europa. I catalani ne sono fieri. Ci vado di buon’ora, ma è già un concerto di voci e colori. C’è un ordine sublime oltre il caos apparente. Mi avvicino alla bancarella della frutta. Fresca. Mango, papaya e kiwi. La signora me la taglia a pezzetti. Oggi è questa la mia colazione. Poi solo un caffè, andrò a degustarlo con lentezza all’ultimo piano del centro commerciale di Plaça de Catalunya, dove si gode una magnifica veduta della città che si risveglia. O forse non ha mai dormito. L’antico e il moderno si uniscono e confondono. I catalani sono fieri di questa mescolanza. Delle radici come del nuovo. Proseguo il mio giro nel “mercat de Sant Josep”. Il venditore di vini pregiati mi chiede se sono catalano o castigliano o basco. Tira ad indovinare. Ho pronunciato due parole, strette tra i denti, in una lingua che mi è familiare ma che non parlo. Si dispera quando scopre di aver perso la sfida con se stesso. Italiano. Definizione un po’ generica per un catalano. Allora aggiungo, divertito: Sud Italia, Campania, Napoli… e così via. Sembra divertito anche lui. E felice di parlare con un “home del Sud”. Già, home, non hombre. Non confondiamoci.
Commenti recenti