Mi resterà il ricordo del viaggio in Portogallo e Spagna, della riscoperta di Lisboa, dei suoi vicoli intrisi di saudade, di quel ristorante alla Travessa do Convento das Bernardas e dell’allegro tepore di quelle serate di fine marzo. E dell’intrigante Sevilla, dei ritmi andalusi scanditi mani e piedi, dei suoi giardini fioriti. Delle meraviglie di Cordoba, della sua Mezquita Catedral. Dell’Alhambra, di quel sole cocente. Di Madrid, dei capolavori del Thyssen, della prima visita al Monasterio de las Descalzas Reales, del cochinillo asado.
Mi resteranno ricordi che non so raccontare.
Mi resterà il ricordo di questo fine anno, di laghi e di monti, di villaggi e di città.
E di una nuova, inattesa, consapevolezza.
Risvegliarsi nel cuore della città antica e subito immergersi tra stretti vicoli che si intrecciano a formare geometrie inestricabili, come in un groviglio di storie e culture. Una breve visita alla Sinagoga, risalente al XIV secolo, con i suoi decori in stile mudejar e i suoi stucchi floreali. Lentamente, mi avvio alla meta. La Mezquita di Cordoba è considerata l’espressione più alta dell’architettura islamica in occidente. Varcata la soglia, ne percepisco la grandezza, riempiendomi di genuina meraviglia. Ciò che impressiona è la infinità di colonne e archi, come un ventaglio di palme, e la vista che si perde nello spettacolare susseguirsi di motivi colorati e ombre e, man mano che si avanza, la contaminazione di stili: rinascimentale, gotico, barocco. Poi, nel bel mezzo della Moschea, la Cattedrale.
Commenti recenti