Pelicans
Ho lasciato Londra che era ancora buio. Gli inglesi non ricordavano da secoli un novembre così mite. Ho scelto di andare a piedi, passando per stradine secondarie. Ci sono luoghi della città che conservano intatte le tracce del proprio passato, altri che le hanno distrutte, dimenticate. In alcuni punti è possibile persino intravedere la linea di confine tra vecchio e nuovo, tra Whitechapel e la City. Mi sono lasciato alle spalle pensieri sul tempo che deforma il profilo di una metropoli.
Alle 10:10 ho preso il volo per Porto.
Confesso che da ieri mattina mi sto divertendo un mondo a sfogliare i giornali inglesi, da quelli più ingessati e sobri ai free press da metro e da sala d’aspetto. Prevale il sarcasmo. Dovrei sentirmi mortificato come italiano, ma non lo sono. Sarà che ho viaggiato da subito in direzione contraria al comune sentire berlusconiano, mentre le maggioranze cedevano alle lusinghe del falso nuovo che avanzava. Ma, ancora una volta, non è di politica che voglio parlare. E’ che ieri ho rivisto la mia dama prediletta, esibita alla National Gallery insieme al meglio del genio leonardiano. Ed ho assistito ad uno spettacolo alla Royal Albert Hall, il tempio londinese della musica. Infine, ho scoperto che gli inglesi seguono il flusso pedonale tenendo la sinistra come le auto sulla strada.
Quando la vidi per la prima volta, ebbi come l’impressione che, da sola, restituisse luce all’intero museo: Cecilia! sì bellissima oggi è quella che a suoi begli occhi el sol par ombra oscura. Luminosa e austera, colta ed elegante, di una bellezza consapevole e fiera, ma non ostentata.
Nella Dama con l’ermellino, come nella Belle Ferronière del Louvre, ci si presenta con prodigiosa evidenza vitale e con insuperabile lucidità quello che è sempre stato ed è uno degli aspetti più travisati di un paese come l’Italia, dove il cristianesimo si è cristallizzato nella varietà cattolica: l’aspetto della sua metà femminile, scriveva Federico Zeri. Senza ricorrere a connotati erotici, ma senza neanche oscillare verso il luogo dell’eterna madre italiana, Leonardo da Vinci è stato in grado di rendere i segni di un universo femminile aperto ed egualitario, di una fioritura senza vincoli, che, forse, non sarà possibile cogliere in nessun altro dipinto.
Meditavo in questi giorni di ritornare a Cracovia e al Museo Czartoryski, essendomi evidente (come è evidente ad ogni innamorato) che altro è ammirare da vicino l’oggetto amato, altro è accontentarsi di un succedaneo (seppure ben incorniciato), quando ho appreso che la mia Dama sarà portata in giro per l’Europa e, da novembre, in mostra alla National Gallery. Poco male, vorrà dire che aggiungerò fish and chips alla mia dieta autunnale.
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