Nove del mattino. E’ l’ora più bella per una nuotata. La spiaggia è ancora libera, in ogni senso, e, nelle vicinanze, le ordinate file di sdraio e di ombrelloni restituiscono un’immagine di quiete, seppure provvisoria. Posso sistemare il mio sbiadito telo da mare nel punto che preferisco, non troppo distante dalla battigia. L’acqua è fresca, non fredda. Vado a rana oltre la boa, circumnavigo la scogliera (vado al massimo, vado a gonfie vele, canticchio nuotando, chissà perché). Osservo da mare i confini tra verde e cielo. Mezz’ora circa e non avverto stanchezza, potrei continuare. Ma preferisco tornare a riva e poi al mio telo, non più solitario, però… … Continua a leggere
La osservavo, straniero in quella casa che un tempo mi era familiare. Percorrevo uno dopo l’altro i solchi leggeri scolpiti dalle rughe su quel volto appena sfiorato dal tempo, mentre pronunciava parole tristi di commiato. D’un tratto quei solchi si fecero strade polverose di campagna. E nei suoi occhi non vidi più il mare.
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