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Mezz’ora alle dieci

ombrellone

Nove del mattino. E’ l’ora più bella per una nuotata. La spiaggia è ancora libera, in ogni senso, e, nelle vicinanze, le ordinate file di sdraio e di ombrelloni restituiscono un’immagine di quiete, seppure provvisoria. Posso sistemare il mio sbiadito telo da mare nel punto che preferisco, non troppo distante dalla battigia. L’acqua è fresca, non fredda.  Vado a rana oltre la boa, circumnavigo la scogliera (vado al massimo, vado a gonfie vele, canticchio nuotando, chissà perché). Osservo da mare i confini tra verde e cielo. Mezz’ora circa e non avverto stanchezza, potrei continuare. Ma preferisco tornare a riva e poi al mio telo, non più solitario, però… … Continua a leggere

La nemesi della melanzana

last_supper

Non che vi fossero segnali chiari e definitivi di una mia fine imminente, ma, dando ascolto alla componente ipocondriaca della mia personalità, avevo interpretato certe evidenze come indizi significativi di un inesorabile percorso di congedo da questa esistenza. Dalla pop art un precedente scoraggiante: Warhol ci rimise le penne, ma lui almeno ebbe il tempo di realizzare la sua Last Supper. E’ stato allora che ho pensato a una cerimonia celebrativa, sostitutiva in vita del rito delle esequie, il solo modo per parteciparvi laicamente di persona. E’ stata fatta la mia volontà. Gli invitati al simposio premorte hanno risposto tra il serio e il faceto, omaggiando il morituro amico di parole belle di commiato e raccogliendone le ultime volontà. Sono stati poi giorni di attesa e di estremi saluti. Per ora, mi è bastato dire addio alla cistifellea. E a qualche melanzana fritta. L’importanza di non chiamarsi Andy.

La fine del mondo

27 maggio 2012 Pensieri animati 5 commenti
cielo

Smetteranno di agitarsi, stupide foglie. Verrà per esse la fine, come per i gradini che mi hanno portato a casa, per queste suole che hanno calpestato mondi. Inghiottite dal buio con gli alberi e la terra, svanite nel nulla all’improvviso. Cesseranno luci e colori, suoni e parole. Verrà la fine del mondo. Un istante prima, io ci sarò.

Corrispondenze dal remoto

persistenza_della_memoria

Non c’è immagine più viva di quella del vecchio fermo davanti al manifesto funebre. L’altra mattina ne osservavo uno. Era come assorto, la schiena ricurva, lo sguardo fisso su lettere cubitali che dovevano restituirgli grumi di ricordi e storie dal remoto. Ho rallentato il passo, passandogli accanto. Mi è sembrato stesse parlando con qualcuno, mentre un impercettibile sorriso rugoso gli disegnava il volto.

Obiettivo morte

thanks_Obama

Non sono certo tra quelli che si sono scandalizzati alla vista della folla di americani ritrovatasi festante, a Times Square come a Ground Zero o davanti alla Casa Bianca, alla notizia della morte di Osama Bin Laden. Posso comprendere certe reazioni emotive e anche condividerle, idealmente. D’altronde, posso pure capire la posizione del Vaticano, per quanto dettata da impalcature morali dalle quali mi separano distanze siderali. Il mio comandamento morale mi dice che, in determinate gravi circostanze, uccidere può rivelarsi indispensabile e che la stessa guerra è, talvolta, inevitabile: non mi schiero tra i pacifisti a oltranza e neppure tra i falsi apostoli della non violenza. Insomma, nessuno che abbia a cuore la Libertà può davvero rattristarsi al pensiero che un terrorista sanguinario e nemico sia stato per sempre eliminato. Cosa però rende noi, il popolo degli Stati Uniti d’America e quello d’Europa, diversi dai carnefici ideatori dell’attentato alle Torri Gemelle, dai nostri nemici? La consapevolezza di combattere per un ideale di Giustizia che rifiuti l’idea stessa della vendetta come strumento per placare rabbia e dolore, la certezza, insomma, di stare dalla parte della civiltà e del Diritto contro la barbarie, della Libertà contro il terrore. Questa certezza, più di tanti proclami, avrebbe dovuto infine guidare la mano di Obama: un suo semplice graffio avrebbe potuto marcare per sempre la differenza nella storia. Un’occasione mancata. Voglio forse dire con questo che sia un male che il terrorista Bin Laden sia stato messo a tacere per sempre? Certo che no, se la sua morte può dirsi necessaria ed utile alla causa per la quale si sta combattendo da anni. Ma allora, sarebbe bastato poco, un inciso, una chiosa, per rendere quell’uccisione meno figlia della collera o di altri sentimenti. Sarebbe bastato evitare di annunciare la morte come obiettivo, caricarla con orgoglio di significati retorici, di farla così apparire ciò che, in effetti, è apparsa da subito agli occhi di tutti: un’esecuzione sommaria.

L’eterno non senso

ingranaggi

Mi sono ritrovato di recente a riflettere sulla morte. Sull’idea dell’improvviso non essere, di questa fine annunciata eppure inconsapevole, della pretesa di immortalità che essa ingenuamente nasconde, o forse, più semplicemente, mortifica. Osservavo il dolore straziante di una madre ottantenne per la perdita del figlio, per sempre bambino ai suoi occhi, le sue carezze premurose, lo sguardo incredulo di chi non può darsi pace. E’ così che ho immaginato la morte: la definitiva perdita di ogni speranza. L’eterno non senso.

La vetrina dei viaggi

Zagreb

Trg bana Jelačića, Zagreb

Passeggio per il centro, attraversando la piazza principale della città, intitolata al bano Josip Jelačić di Bužim. Vedo la sua statua in lontananza puntare la spada verso Sud. Piove e un vento leggero spira da Nord Est. Le direzioni hanno ovunque una loro importanza. Si avvicendano silenziosi i tram sui binari e ombrelli in file ordinate appaiono e scompaiono alla vista. I vecchi simboli della città sono sovrastati da moderni tabelloni pubblicitari. Imbocco la stradina …

Porto

Porto

Quando il Ponte Dom Luis I mi è apparso davanti, simile ad una torre adagiata su un fianco, lì in basso, tra la Ribeira e Vila Nova de Gaia, la città di Porto aveva già messo il vestito da sera

Portogallo road

coordinate_geografiche

L’idea era quella di scoprire Porto, avendo conosciuto e amato Lisboa. Ne è venuto fuori un percorso con variante.

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