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Corrispondenze dal remoto

persistenza_della_memoria

Non c’è immagine più viva di quella del vecchio fermo davanti al manifesto funebre. L’altra mattina ne osservavo uno. Era come assorto, la schiena ricurva, lo sguardo fisso su lettere cubitali che dovevano restituirgli grumi di ricordi e storie dal remoto. Ho rallentato il passo, passandogli accanto. Mi è sembrato stesse parlando con qualcuno, mentre un impercettibile sorriso rugoso gli disegnava il volto.

Obiettivo morte

thanks_Obama

Non sono certo tra quelli che si sono scandalizzati alla vista della folla di americani ritrovatasi festante, a Times Square come a Ground Zero o davanti alla Casa Bianca, alla notizia della morte di Osama Bin Laden. Posso comprendere certe reazioni emotive e anche condividerle, idealmente. D’altronde, posso pure capire la posizione del Vaticano, per quanto dettata da impalcature morali dalle quali mi separano distanze siderali. Il mio comandamento morale mi dice che, in determinate gravi circostanze, uccidere può rivelarsi indispensabile e che la stessa guerra è, talvolta, inevitabile: non mi schiero tra i pacifisti a oltranza e neppure tra i falsi apostoli della non violenza. Insomma, nessuno che abbia a cuore la Libertà può davvero rattristarsi al pensiero che un terrorista sanguinario e nemico sia stato per sempre eliminato. Cosa però rende noi, il popolo degli Stati Uniti d’America e quello d’Europa, diversi dai carnefici ideatori dell’attentato alle Torri Gemelle, dai nostri nemici? La consapevolezza di combattere per un ideale di Giustizia che rifiuti l’idea stessa della vendetta come strumento per placare rabbia e dolore, la certezza, insomma, di stare dalla parte della civiltà e del Diritto contro la barbarie, della Libertà contro il terrore. Questa certezza, più di tanti proclami, avrebbe dovuto infine guidare la mano di Obama: un suo semplice graffio avrebbe potuto marcare per sempre la differenza nella storia. Un’occasione mancata. Voglio forse dire con questo che sia un male che il terrorista Bin Laden sia stato messo a tacere per sempre? Certo che no, se la sua morte può dirsi necessaria ed utile alla causa per la quale si sta combattendo da anni. Ma allora, sarebbe bastato poco, un inciso, una chiosa, per rendere quell’uccisione meno figlia della collera o di altri sentimenti. Sarebbe bastato evitare di annunciare la morte come obiettivo, caricarla con orgoglio di significati retorici, di farla così apparire ciò che, in effetti, è apparsa da subito agli occhi di tutti: un’esecuzione sommaria.

L’eterno non senso

ingranaggi

Mi sono ritrovato di recente a riflettere sulla morte. Sull’idea dell’improvviso non essere, di questa fine annunciata eppure inconsapevole, della pretesa di immortalità che essa ingenuamente nasconde, o forse, più semplicemente, mortifica. Osservavo il dolore straziante di una madre ottantenne per la perdita del figlio, per sempre bambino ai suoi occhi, le sue carezze premurose, lo sguardo incredulo di chi non può darsi pace. E’ così che ho immaginato la morte: la definitiva perdita di ogni speranza. L’eterno non senso.

La cruna del blog

Kandinsky

Ci sono pensieri che passano attraverso la cruna del blog, altri che restano sospesi come in un limbo, avvolti come in un pudore non espresso. Ciò che in fondo separa questo nostro scrivere incerto e forse inutile dalla vecchia amata scrittura, da quel nobile ribollire delle parole sul foglio bianco, è, a tacere dei risultati, soprattutto, il mezzo: il suo dispiegarsi immediato in ogni dove, i suoi orizzonti indefiniti e, in apparenza, senza scopo. In questa terra di confine, nel luogo del non detto, ho qualche volta colto il segno di una affinità, percepito un illusorio istante di vicinanza. Ed ho riflettuto a lungo sulle rette parallele. Strade che si incontrano solo all’infinito.

La pietosa sepoltura

7 gennaio 2011 Pensieri animati 6 commenti
L-albero-della-vita

Sostiene un amico filosofo che l’uomo non muore finché non scompare dalla vista dei propri cari. Ed egli si riferisce proprio alla morte fisica, quella che spegne l’esistenza in vita della persona, sancendone la fine. Un uomo muore, per così dire, definitivamente, solo con una pietosa sepoltura. Prima di quell’istante di sottrazione, di restituzione alla terra, resta una dolorosa presenza di carne che ancora partecipa ai superstiti il proprio senso della vita, come in un ultimo, a volte interminabile, momento di vicinanza. Il mio amico ha da poco vissuto (già, si dice così) quell’esperienza di trapasso. L’ha paragonata alla ferita che si è aperta con la separazione dalla moglie: per giorni, mesi, non è stato in grado di ricucirla, di tamponare l’emorragia da quella carne ancora viva. Ed ha infine elaborato il trauma come se fosse un lutto. Ma senza la pietosa sepoltura. Ora crede nell’immortalità dell’anima. Non c’è tomba che la tenga. A volte, però, anche il suo fardello può risultare insopportabile.

La vetrina dei racconti

Porto

Porto

Quando il Ponte Dom Luis I mi è apparso davanti, simile ad una torre adagiata su un fianco, lì in basso, tra la Ribeira e Vila Nova de Gaia, la città di Porto aveva già messo il vestito da sera

Portogallo road

coordinate_geografiche

L’idea era quella di scoprire Porto, avendo conosciuto e amato Lisboa. Ne è venuto fuori un percorso con variante.

Early in the morning

marciapiede

Ho lasciato Londra che era ancora buio. Gli inglesi non ricordavano da secoli un novembre così mite. Ho scelto di andare a piedi, passando per stradine secondarie

Altrove

london bridge

Le strade del centro sono affollate, i negozi pieni. Il Natale qui sembra arrivato in anticipo, ostentando opulenza e luminosità.

Giornata in costiera

ceramiche_Ravello

Il mio ricordo in immagini di una splendida giornata trascorsa in costiera. Photo by AlterEgo

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  • giovanni: Perdona l'ignoranza, Castello di ?...