Si salvi chi può
Nel tragicomico crescendo delle iniziative legislative per la salvezza di Mister B., non sarà sfuggito all’osservatore meno assorto un graduale ma significativo cambio di registro nella escogitazione delle ragioni giustificatrici e della propaganda accompagnatoria, con risultati degni della migliore tradizione marionettistica italiana.
In principio non erano leggi ad personam e guai a pensar male: dalla legge sulle rogatorie internazionali a quella sul legittimo sospetto, passando per la provvidenziale depenalizzazione del falso in bilancio, a non voler risalire più indietro nel tempo, solo i più maligni tra i comunisti potevano permettersi di insinuare sospetti, subito restituiti al mittente dai fidati uomini del Presidente, con tanto di stizzita chiosa sulle ricadute benefiche di tali benemeriti provvedimenti sulla generalità dei cittadini e sulla riaffermazione di principi di civiltà giuridica.
Poi, altre e sempre più raffinate elucubrazioni giuridiche, tutte concentrate nel campo del processo penale (ma, stalvolta, non per puro caso), hanno indotto i medesimi fidati (con qualche fondamentale aggiunta e defezione strada facendo) a disquisire di necessità di garantire all’operoso Premier un sereno e tranquillo svolgimento delle proprie funzioni di Governo (al netto di qualche ripassatina di fica, avremmo detto poi). E così si è aperta la stagione dei lodi, per la verità non molto fortunata.
Ora, il definitivo mutamento di registro, l’ultima stagione. Gli indefessi uomini del Cavaliere (senza macchia né paura) e, al loro seguito, il coro prezzolato dei pennivendoli di regime e, più in basso ancora, la folta schiera di mammalucchi: tutti a gridare al complotto giudiziario, alla trama eversiva. Le leggi sono sì ad personam, ma stavolta necessarie e giuste per la salvezza dell’Eletto e della stessa Democrazia. Il Capo ha indicato la strada, loro obbediranno.













Commenti recenti